Putin, l’unico a frenare l’abisso. E l’Occidente gioca con il fuoco

di SAMUEL COLOMBO

La storia a volte si ripete, ma con interpreti diversi. Nel 1962, John F. Kennedy evitò la Terza Guerra Mondiale rifiutando di accettare l’installazione di missili sovietici a Cuba. Oggi, la Russia vede nell’espansione della NATO ai suoi confini una minaccia simile. Ma stavolta, la narrazione mainstream capovolge tutto: chi si difende è il nemico, chi provoca si presenta come difensore della pace.

Vladimir Putin — demonizzato da stampa e politica occidentale — non sembra desiderare la guerra globale. Anzi, da tempo denuncia il rischio di una spirale fuori controllo, causata da decisioni occidentali che ignorano trattati, accordi e logica diplomatica. La volontà di includere l’Ucraina nella NATO, la militarizzazione ai confini russi, la presenza di laboratori biotecnologici sul suolo ucraino e gli otto anni di silenzio sui massacri nel Donbass sono stati ignorati o minimizzati. Fino al punto di rottura.

Zelensky, acclamato come paladino della libertà, appare sempre più come il volto di una strategia decisa altrove. Un uomo emerso dallo spettacolo, costruito da lobby internazionali, e oggi al servizio di un’agenda che rischia di portare l’Europa nel baratro.

Putin — paradossalmente — si è finora mostrato prudente. Ma quanto potrà durare questa moderazione se, come accadde con Kennedy, le “armi a Cuba” diventano oggi i missili della NATO in Ucraina? La pressione interna in Russia cresce, e il popolo russo inizia a chiedere una risposta più forte. Non è più solo questione geopolitica: è la sopravvivenza di un’identità nazionale sotto assedio.

Trump stesso ha denunciato più volte l’esistenza di un potere profondo all’interno degli Stati Uniti: un sistema trasversale che sfugge al controllo democratico. Lo fece anche Kennedy, in un celebre discorso sulle società segrete che avrebbe contribuito — secondo alcuni — al suo tragico destino. Parlava di forze capaci di manipolare, infiltrare e controllare ogni ambito della vita pubblica.

Oggi, quegli stessi poteri sembrano voler spingere l’Occidente verso un conflitto epocale, mentre usano la parola “pace” per mascherare un riarmo senza precedenti.

L’Europa, piegata a logiche che non sono più nemmeno atlantiche ma transnazionali, gioca a Risiko con la vita dei cittadini. E lo fa con un cinismo disarmante. La retorica dei “valori democratici” serve da copertura per atti che, a ben vedere, mettono a rischio proprio quei valori.

Se davvero vogliamo evitare la catastrofe, dobbiamo iniziare a guardare oltre la propaganda. Forse è Putin — piaccia o no — a ricordarci oggi che certe linee rosse non si superano. Come Kennedy. Prima che sia troppo tardi.