“La prego, dia voce a questa ingiustizia!” – L’appello di Samuel Colombo ai più grandi giornalisti italiani su un caso di violenza e abbandono

A Paolo Del Debbio, Mario Giordano, Marco Travaglio, Tommaso Cerno, Maurizio Belpietro, Nicola Porro, Vittorio Feltri, Luciano Fontana, Mario Orfeo, Alessandro Sallusti, e a tutti i giornalisti e conduttori che hanno il potere di raccontare la verità: vi scrivo per chiedervi di non ignorare questa storia, di non lasciare nel silenzio la sofferenza di Viviana, mia sorella, e di tante altre vittime di violenza abbandonate dalle istituzioni.

Mi chiamo Samuel Colombo, sono un imprenditore italiano con esperienza internazionale nel campo della comunicazione e dell’impegno sociale. Laureato all’Università IULM di Milano con Master, sono CEO della Colombo Group, con base in Paraguay, e dal 2017 Direttore di “Rivelazione“, giornale online di approfondimento su politica, religione e diritti civili. Da qualche anno sono anche Direttore della rivista culturale “La Dolce Vita” e del brand “Colombo“, oltre che autore del libro motivazionale “Mai arrendersi“, scritto per incoraggiare le persone a rialzarsi nei momenti più duri della vita.

Sono anche produttore musicale, e utilizzo la musica come strumento per trasmettere entusiasmo, speranza, energia positiva e messaggi di ispirazione. Credo nella forza della creatività per risvegliare il meglio nelle persone.

Da oltre dieci anni, attraverso l’organizzazione di volontariato “Solidarity” – riconosciuta ufficialmente in Sierra Leone – sostengo concretamente persone in difficoltà, promuovendo progetti umanitari in una delle aree più povere del mondo.

In ogni ambito della mia vita – dalla musica alla scrittura, dal volontariato alla politica (essendo stato anche consigliere comunale e candidato sindaco nel mio Comune, Bussero) – ho sempre cercato di trasmettere messaggi di speranza, coraggio e cambiamento. Perché credo che lo spirito di servizio, la valorizzazione dei talenti, la lotta per la verità e l’amore per il prossimo possano davvero cambiare il mondo.

Oggi continuo ad occuparmi di informazione indipendente attraverso iniziative editoriali che promuovono verità, giustizia e libertà di pensiero.

Ed è proprio con questo spirito che vi scrivo per farvi conoscere la storia di Viviana, una donna che ha vissuto sulla propria pelle il calvario della violenza domestica, ma che invece di trovare protezione si è vista abbandonata da un sistema che sembra preferire il silenzio alla giustizia.

Quante volte abbiamo sentito parlare di violenza contro le donne, di femminicidio, di abusi. Ma quante volte ci siamo davvero fermati a capire cosa significa? Dietro quelle parole ci sono storie di dolore vero, di vite spezzate, di famiglie distrutte. Dietro quelle parole ci sono donne, madri, bambini che soffrono in silenzio, spesso abbandonati da chi avrebbe il dovere di proteggerli.

Viviana, mia sorella, è una di queste donne. Una madre che ha denunciato più volte le violenze subite dal marito, violenze fisiche e psicologiche che hanno lasciato ferite profonde non solo su di lei, ma anche e soprattutto sulle sue due figlie. Sono state minacciate, perseguitate, costrette a vivere nel terrore. Ma invece di trovare protezione nelle istituzioni, sono state abbandonate, ignorate, condannate.

La prego, ci aiuti!” — questo è stato il grido disperato di Viviana, lanciato in uno degli ultimi articoli che hanno raccontato la sua storia (vedi link). Oggi quel grido lo rivolgo a voi, affinché questa vicenda di dolore e ingiustizia non resti nell’ombra.

La giustizia le ha voltato le spalle, chiedendo a Viviana di ritrattare le denunce, di chiudere gli occhi davanti alla verità. E quando lei ha deciso di mettere in salvo le sue bambine, portandole lontano dall’Italia, la sua scelta è stata punita come un crimine.

Viviana è stata condannata a due anni e sei mesi senza condizionale, accusata inoltre di aver “fatto vivere le figlie in povertà” in un paese straniero, nonostante le prove di condizioni dignitose e di assistenza medica e scolastica. Le sue figlie sono state private della loro identità e della loro libertà. E tutto questo perché una madre ha avuto il coraggio di proteggere i suoi figli da un padre violento.

La violenza ti annienta dentro. Ti spegne l’anima. Ti toglie il respiro. Ti senti come se stessi annegando sotto un peso che non puoi sollevare”, ha raccontato Viviana in un momento di estrema sofferenza. “Piangi, urli, ti consumi nel dolore. Ti senti fallita. Ti senti sola. Eppure, anche con gli occhi gonfi di lacrime e il cuore lacerato, ti rialzi ogni mattina.

Questa storia non è un caso isolato. È la testimonianza di un sistema che spesso ignora le vittime, che minimizza le denunce, che lascia mano libera agli aggressori e punisce chi ha il coraggio di parlare.

Si dice tanto alle donne di denunciare. Ma che senso ha denunciare, se poi ti senti abbandonata? Se le forze dell’ordine hanno le mani legate? Se i giudici sembrano più interessati a proteggere chi aggredisce che a difendere chi subisce?

Non possiamo permetterci di chiudere gli occhi davanti a questa realtà.

Certo, sappiamo che esistono anche casi di false denunce, a volte mosse da interessi economici o personali. E sappiamo che anche gli uomini possono essere vittime di violenza. Questa battaglia non è di un solo sesso, ma riguarda tutte le vittime, di ogni genere.

Ma questo non deve diventare un alibi per chiudere le porte a chi soffre davvero, per negare loro giustizia, dignità e protezione.

Perché ogni volta che una donna viene uccisa, tutti piangono. Ma perché aspettare il femminicidio per intervenire? Perché non ascoltare quando i segnali d’allarme ci sono e sono forti?

Viviana ha denunciato. È finita in ospedale. Le sue figlie hanno vissuto nel terrore, sotto minaccia e pressioni psicologiche. Eppure, la loro voce è stata ignorata.

Oggi, attraverso questo appello, vi chiedo di non lasciar cadere nel silenzio questa storia e tante altre come questa. Di raccontare la verità, tutta la verità. Di dare voce a chi non ce l’ha più.

Non per pietà, ma per giustizia. Perché la violenza non si combatte solo dopo che è troppo tardi. La verità deve venire alla luce, e con essa la speranza di un cambiamento vero.

Non lasciamo sole le vittime. Non lasciamo che la giustizia diventi ingiustizia. Non permettiamo che chi denuncia venga condannato.

Per Viviana, per le sue figlie Sarah e Chiara, per tutte le donne e gli uomini che soffrono in silenzio: ora basta.

Samuel Colombo
Email: sam_colo@hotmail.it


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