Direttore di Rivelazione Samuel Colombo: come si combatte davvero il sistema

Andare allo scontro diretto con il sistema è un rischio enorme.
Non perché dobbiamo nasconderci.
Non perché dobbiamo sottometterci.
Quello, mai.

È un rischio perché significa combattere in campo aperto, testa contro testa, contro chi possiede più denaro, più potere, più influenza. E in uno scontro così, la sproporzione conta. Conta sempre.

Molti credono che avere “il popolo” dalla propria parte sia sufficiente. Non lo è.
Il popolo è con te finché il prezzo da pagare resta basso. Finché si tratta di parole, di post, di commenti scritti dal divano. Ma quando lo scontro passa dalle idee alle minacce, dalle opinioni alle denunce, dalle parole alle conseguenze reali, il popolo si ritrae. È umano. Ma è anche il punto cieco di ogni falsa rivoluzione.

Oggi non esiste ancora una forza di resistenza realmente pronta a pagare il prezzo più alto. Forse ci arriveremo. Ma anche allora, lo scontro diretto resterebbe l’errore più grande. Perché il sistema, quando viene attaccato frontalmente, deve dimostrare di essere più forte. E per farlo userà tutto: denaro, media, legge, isolamento, delegittimazione. Fino alla distruzione totale dell’avversario.

Il sistema può e deve essere colpito. Anche dall’interno.
Ma non sul suo terreno.
Non annunciando la battaglia.
Non confondendo il rumore con la strategia.

Illudersi oggi di “distruggere il sistema” è pericoloso. Questo sistema non è nato ieri. Si è solidificato in decenni, forse secoli. È intrecciato alle strutture economiche, culturali e psicologiche delle persone. Non crolla con uno slogan.

Lottare contro il sistema non è sbagliato.
Restare in silenzio per paura non è una virtù.
La lotta è necessaria.

Ma è necessario sapere come si lotta.

Gridare contro il sistema può servire a creare consapevolezza. Può essere una scelta legittima, persino nobile, se fatta sapendo che si sta scegliendo il martirio. Ma bisogna essere onesti: il martirio non riguarda solo chi grida. Riguarda le famiglie, i figli, le persone che ti stanno accanto. Tutti sono davvero pronti a pagare quel prezzo?

Chi prova a opporsi seriamente viene isolato, schiacciato, distrutto.
È successo durante il Covid: chi ha messo in discussione la narrazione dominante è stato censurato, ridicolizzato, perseguito socialmente e professionalmente. Le verità sono emerse dopo, quando ormai il danno era fatto e nessuno rispondeva più di nulla.

Sta succedendo da anni con la questione russa: una realtà complessa ridotta a propaganda binaria, dove chiunque osi uscire dalla linea viene immediatamente marchiato, escluso, delegittimato. Anche qui, le crepe emergono sempre dopo. Sempre troppo tardi.

I media, in questo contesto, non sono il nemico in sé.
Sono lo strumento.
La propaganda non serve a dire il vero o il falso, ma a salvaguardare il sistema in quel momento storico, qualunque volto esso abbia.

Ed è qui che molti sbagliano prospettiva.

Il male non scompare abbattendo un sistema.
Il male si adatta. Cambia linguaggio. Cambia simboli. Cambia bandiera.

La storia lo dimostra.
Caduto il nazismo, non è arrivata automaticamente la libertà. In molte parti d’Europa è arrivato il comunismo, con altri dogmi, altri apparati, altre repressioni. Un volto diverso, la stessa logica di dominio.

Questo perché il problema non è solo il sistema.
È ciò che lo genera.

Se nei cuori delle persone non dominano l’amore, la responsabilità, la coscienza, allora ogni sistema abbattuto verrà sostituito da un altro. Cambierà la forma, non la sostanza. E non sarà mai qualcosa di buono.

La storia recente è chiara anche su questo.
Beppe Grillo gridava contro il sistema. Oggi il Movimento 5 Stelle è stato assorbito, svuotato, normalizzato.
Giorgia Meloni gridava quando era all’opposizione. Oggi governa dentro lo stesso sistema che diceva di combattere.
Silvio Berlusconi, nel 2011, è stato umiliato e rimosso con una violenza politica ed economica che pochi ricordano davvero. Forza Italia oggi è irriconoscibile: un contenitore senza anima, completamente snaturato.

Questo che cosa significa?
Che lo scontro frontale porta quasi sempre allo stesso esito: o vieni distrutto, o vieni integrato.

La battaglia vera è su un altro livello.
Su un altro campo di battaglia.

Non solo politico.
Non solo economico.
Ma umano e spirituale.

È lì che la nostra capacità di resistere e di sopravvivere verrà testata come mai prima nella storia. Se non saremo preparati, nessuno si salverà.

E non parlo di morte fisica.
Parlo di qualcosa di peggiore: la perdita della dignità, della libertà interiore, dell’anima.

Non vince chi grida più forte contro il sistema.
Vince chi comprende il tempo, il terreno e il momento.

Oggi non è il tempo dello scontro finale.
È il tempo di diventare pronti.