Dalla Seconda Guerra Mondiale alla Guerra in Ucraina: L’inquietante cambio di rotta degli Stati Uniti nel supporto ai neo-nazisti ucraini

di SAMUEL COLOMBO

Durante la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti e l’Unione Sovietica furono alleati indissolubili nella lotta contro il nazismo, affrontando insieme la macchina da guerra tedesca che aveva invaso l’Europa e minacciava di conquistare il mondo intero. Nonostante le enormi differenze ideologiche tra i due paesi, la minaccia comune rappresentata dai nazisti unì le due superpotenze in un’alleanza che portò alla sconfitta della Germania di Hitler. La fine del conflitto vide la divisione del mondo in due blocchi principali: quello capitalista, guidato dagli Stati Uniti, e quello comunista, sotto la guida dell’Unione Sovietica.

Tuttavia, oggi, a più di 70 anni dalla fine della Seconda Guerra Mondiale e più recente invece il crollo dell’Unione Sovietica, la situazione appare radicalmente cambiata. Gli Stati Uniti, che una volta avevano combattuto fianco a fianco con l’URSS contro l’ideologia nazista, sembrano ora adottare una politica opportunistica e contraddittoria (non scopriamo l’acqua calda), supportando quelli che possono essere definiti, senza troppe incertezze, neo-nazisti in Ucraina e gli attuali sostenitori di Stepan Bandera.

L’espansione della NATO e la provocazione verso la Russia

Uno degli aspetti centrali della politica estera statunitense in Europa negli ultimi decenni è stato l’espansione della NATO verso est. Fin dalla fine della Guerra Fredda, gli Stati Uniti hanno cercato di inglobare quanti più paesi possibile nell’alleanza, allargando progressivamente il confine della NATO fino alle porte della Russia. Questo processo ha avuto l’effetto di mettere sotto pressione Mosca e di esacerbare le sue paure di essere accerchiata da una potenza militare alleata degli Stati Uniti. L’annessione di paesi come la Polonia, i Paesi Baltici, la Romania e la Bulgaria ha segnato un’accelerazione della strategia americana, che ha visto la NATO come uno strumento per garantire la propria egemonia globale.

Nel contesto ucraino, questa politica si è manifestata con la spinta degli Stati Uniti a spingere l’Ucraina verso l’ingresso nella NATO. La Russia, con la sua posizione geografica e storica, ha visto questa mossa come una provocazione diretta, una minaccia alla propria sicurezza nazionale. Le promesse di non espandere la NATO fatte durante la fine della Guerra Fredda sono state ignorate, e l’Ucraina è diventata uno dei punti focali di tensione tra Mosca e Washington.

I neo-nazisti ucraini: il nuovo alleato degli Stati Uniti

La posizione degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina ha assunto una dimensione ancora più controversa con l’esplosione del conflitto in Ucraina nel 2014. In questo scenario, numerosi gruppi paramilitari di estrema destra, alcuni dei quali con forti legami con ideologie neo-naziste, hanno preso piede contro le forze separatiste e la popolazione russofona. Tra questi, il battaglione Azov è forse il più noto, con la sua bandiera che richiama simboli del nazismo, e il suo impiego di pratiche e retoriche apertamente razziste e xenofobe.

Questi gruppi, che una volta erano isolati e marginali, sono diventati sempre più influenti in Ucraina, con il sostegno tacito o esplicito da parte di settori del governo ucraino e, ironia della sorte, con il sostegno di governi occidentali, tra cui quello degli Stati Uniti. In cambio di armi, addestramento e assistenza finanziaria, questi gruppi hanno preso parte al conflitto, e la loro presenza è stata amplificata dal governo ucraino come simbolo di resistenza contro l’aggressione russa.

Nonostante la retorica democratica e di difesa dei diritti umani utilizzata dagli Stati Uniti per giustificare il loro supporto all’Ucraina, il sostegno a questi gruppi neonazisti rimane una contraddizione evidente.

Come è possibile che una nazione che ha fatto della lotta contro il nazismo uno dei suoi cardini fondamentali possa ora essere accusata di allearsi con forze che portano avanti ideologie che ricordano il passato più oscuro della storia europea?

L’opportunismo geopolitico degli Stati Uniti

La risposta a questa domanda si trova nell’opportunismo geopolitico degli Stati Uniti. Per Washington, l’Ucraina rappresenta una pedina strategica nella sua lotta per mantenere la propria egemonia globale e per contenere l’influenza della Russia in Europa. Il conflitto in Ucraina offre agli Stati Uniti una doppia opportunità: indebolire la Russia, e rafforzare il proprio dominio su una regione chiave per la sicurezza e l’equilibrio di potere in Europa.

In questo contesto, la lotta contro il nazismo sembra essere stata sostituita da un calcolo di potere. Se, durante la Seconda Guerra Mondiale, gli Stati Uniti hanno lottato contro l’ideologia che ora sostengono indirettamente, oggi il loro principale obiettivo è quello di circoscrivere la Russia, anche a costo di allearsi con gruppi dalle ideologie contrarie ai principi democratici che si suppone rappresentino.

La contraddizione storica e il rischio di un nuovo conflitto globale

Il paradosso della politica estera americana, che da un lato si erge a difensore dei diritti umani e della democrazia, ma dall’altro si allea con forze estremiste e violente in Ucraina, solleva interrogativi sul futuro della geopolitica mondiale. Mentre gli Stati Uniti espandono la loro influenza in Europa, si allontanano sempre di più dai valori che avevano guidato la loro lotta contro il nazismo durante la Seconda Guerra Mondiale. In questo modo, Washington non solo rischia di minare la propria credibilità internazionale, ma potrebbe anche alimentare una nuova escalation di tensioni, con il rischio di un conflitto globale.

In definitiva, mentre gli Stati Uniti si trovano coinvolti in un gioco geopolitico sempre più pericoloso, è fondamentale riflettere sulle contraddizioni della loro politica e sul futuro delle alleanze internazionali. La storia potrebbe ripetersi, ma questa volta sotto nuove forme, con alleati impensabili e con una Russia sempre più determinata a proteggere la propria sicurezza e sovranità.