Stati Uniti e Israele attaccano l’Iran. Ora aggredito e aggressore non valgono più? La geopolitica dell’ipocrisia

di SAMUEL COLOMBO

Oggi, 28 febbraio 2026, gli Stati Uniti e Israele hanno lanciato attacchi militari contro l’Iran, segnando un’escalation di enorme portata in Medio Oriente. Questo evento — segnalato da diverse agenzie internazionali come un attacco congiunto a diverse città iraniane e infrastrutture militari — ha scatenato ritorsioni, un clima di paura nelle popolazioni civili e un rischio crescente di guerra nella regione.

Ma la domanda che dobbiamo porci è questa: perché la reazione internazionale, i media e l’opinione pubblica sembrano trattare questo evento in modo così diverso rispetto ad altri conflitti recenti, come la guerra in Ucraina?

Quando si parla di Ucraina abbiamo sentito discorsi forti sul rispetto della sovranità nazionale, sul diritto di difendersi, sulla distinzione tra aggressore e aggredito, sulla condanna di invasioni e attacchi. Ora che si tratta di attacchi contro l’Iran, spesso la retorica cambia. La sovranità nazionale non è enfatizzata, il quadro morale si sposta subito verso la necessità di eliminare una “minaccia”, termini come “regime terrorista” vengono usati per giustificare azioni militari preventive.

Questo fenomeno non è un caso. La politica internazionale tende a interpretare gli Stati con un doppio standard, a seconda delle alleanze, degli interessi economici, degli equilibri di potere. Uno Stato può essere “terrorista” o “nazione sovrana” a seconda di chi lo valuta. Gli attacchi e le violazioni di confini possono essere condannati o giustificati a seconda di chi li compie.

La storia recente dimostra che spesso un gruppo o uno Stato etichettato come “terrorista” diventa alleato quando serve gli interessi dei poteri dominanti, e un alleato può essere demonizzato quando gli interessi cambiano. Questo non è realpolitik. È ipocrisia geopolitica.

Non sto dicendo che ogni Stato sia innocente, né che certi governi non compiano atti critici. In certi casi abominevoli. Sto dicendo che la coerenza dei principi internazionali viene spesso sacrificata all’interesse strategico, provocando una confusione morale globale. E spesso vi è un abuso della parola “sicurezza nazionale“. In certi casi utilizzata in modo corretto, in altri in modo opinabile e fortemente discutibile.

C’è una domanda che compare spesso nei commenti di chi vuole dividere il mondo in due campi: “Quindi sei dalla parte dei terroristi?”. La mia risposta è no. La mia posizione non è schierata con nessuna forma di fondamentalismo, imperialismo o fanatismo. Non sono con l’espansionismo, né con il dominio, né con la repressione.

Io sto dalla parte della pace, della diplomazia, dell’onestà nei rapporti internazionali, del rispetto della sovranità di tutti gli Stati, del dialogo e non della forza. Questo significa che non è accettabile usare armi, eserciti e violenza per imporre soluzioni, né è accettabile giustificare guerre solo perché sono “nostri alleati” o “loro nemici”.

Oggi si parla molto di “Iran come minaccia”. Ma guardando alle azioni concrete — bombardamenti, offensive, ritorsioni, operazioni congiunte senza un mandato chiaro internazionale — si può sostenere che la maggiore responsabilità nell’escalation è di altri.

E questo porta inevitabilmente a una domanda più profonda. Perché alcuni Stati possono sviluppare il nucleare e altri no? Questa non è solo una questione tecnica, è politica. Se uno Stato come gli Stati Uniti ha già usato la bomba nucleare nel passato e oggi si pone come custode dell’ordine globale, allora perché uno Stato come l’Iran non potrebbe sviluppare un programma nucleare? Chi ha il diritto di stabilire queste regole? Sulla base di cosa?

È una domanda che vale la pena farsi, e la risposta non può essere semplicemente “perché è pericoloso”.

La politica mondiale non può continuare a operare con doppi standard, ipocrisie e imposizioni di forza. Se vogliamo davvero la pace, dobbiamo fermarci, ascoltare, capire, negoziare e trattare tutti gli Stati con pari dignità. Perché la pace non si costruisce con la bomba atomica, con gli attacchi preventivi o con i patti segreti, ma con il rispetto reciproco e la responsabilità condivisa.