Samuel Colombo scrive ad Aldo Maria Valli: “Il rischio non è il settarismo, ma l’inganno che si traveste da fedeltà”

Caro Dottor Valli,

ho letto con profonda attenzione il suo recente articolo (“Non sparate su Leone“), che trasmette passione, desiderio di chiarezza e una comprensibile speranza di rinnovamento. E comprendo bene, davvero, il bisogno interiore di lasciarsi alle spalle un pontificato che ha profondamente ferito l’anima della Chiesa, disorientando tanti fedeli e lasciando dietro di sé divisione, confusione e smarrimento.

Tuttavia, sento nel cuore – da cristiano, da fratello, e da servitore della verità – di dover condividere con lei un sincero dissenso. Non con spirito di polemica o arroganza, ma mosso da un senso di responsabilità, che nasce dall’osservazione dei fatti e dal confronto con sacerdoti, teologi e studiosi che da anni mettono in guardia dai pericoli che incombono sulla Chiesa.

Lei invita a non essere settari, a non giudicare prima del tempo, ad osservare con prudenza. Ed è giusto. Ma qui non si tratta di pregiudizio. Si tratta di riconoscere ciò che è sotto gli occhi di tutti. Robert Francis Prevost non arriva dal nulla, non è una figura nuova o “neutrale”: è stato parte integrante del sistema costruito da Bergoglio, ne ha seguito la linea, ne ha condiviso l’impostazione dottrinale e pastorale, ed è stato da lui stesso elevato a cardinale. Il suo legame con l’intera struttura bergogliana è documentato e pubblico. È questa la vera questione: non possiamo ignorare ciò che è già sotto gli occhi di chi vuole vedere.

La speranza cristiana non può fondarsi sulla rimozione del passato, né sulla cancellazione di ciò che è stato. Se diciamo che durante questi anni si è formata una “falsa chiesa“, non possiamo poi credere che, improvvisamente, questa struttura si sia dissolta per magia con l’elezione di un volto nuovo. Le radici dell’inganno sono profonde. E i segni sono molteplici.

Già nel 2005 la cosiddetta “mafia di San Gallo” aveva tentato di imporre Bergoglio. Non vi riuscì. Ma dal 2013 in poi, la massoneria ecclesiastica ha lavorato per consolidare il proprio potere, occupando progressivamente ogni snodo della struttura ecclesiale. Prevost è, a tutti gli effetti, un frutto maturo di questo sistema. E questo non lo dico io soltanto, ma lo hanno denunciato con forza personalità spirituali di indiscutibile serietà: da padre Paul Kramer, che lo definisce “un volto più raffinato della stessa agenda“, a padre Gebhard Josef Zenkert, che parla di “talari rosse diventate testimonianza di vergogna”. Senza dimenticare l’accorato appello di don Fernando Maria Cornet ai cardinali di nomina pre-2013 affinché non partecipassero a un conclave viziato fin dall’origine. A padre Giorgio Maria Farè che parla di elezione nulla e invalida e infine l’immane sforzo di tutto il Sodalizio Sacerdotale Mariano che da anni denuncia, pagando un prezzo elevato, questa impostura di cui parlano il Catechismo, la Sacra Scrittura, le profezie.

Non è settarismo, dottor Valli. È discernimento. È amore per la Chiesa. È vigilanza, come ci ha insegnato il Signore.

Anche Bergoglio, nei suoi primi mesi, fu accolto con favore. Anche lui parlava un linguaggio semplice, popolare, apparentemente “pastorale”. Solo dopo, lentamente, ha mostrato il vero volto di un pontificato disastroso. Vogliamo forse commettere lo stesso errore, illudendoci che basti un tono più “cattolico” per essere davvero dalla parte del Vangelo?

Lo dico con profondo dolore, ma con altrettanta convinzione: le opere precedenti di Prevost, i suoi silenzi, le sue scelte, i suoi legami, sono già una risposta. È lui stesso – con ciò che ha fatto e non ha fatto – ad averci detto chi è. Non possiamo far finta che quegli anni non esistano, solo perché oggi veste un’altra maschera.

E allora mi permetta di porre questa domanda, che pongo con rispetto ma anche con fermezza: possiamo davvero credere che l’albero della massoneria ecclesiastica, dopo aver dato i suoi frutti per dodici anni, ora produca improvvisamente un frutto buono?

Come le parole del Signore ci insegnano: “Sì, sì. No, no. Il di più viene dal Maligno.” Così la verità non ha bisogno di strategie, di atteggiamenti schizofrenici di comodo. Ha bisogno di luce.

Mi permetto di chiudere con un invito fraterno: continui a mantenere la guardia alta, dottor Valli. Lo ha già fatto in passato, e le siamo grati. Ma oggi più che mai serve uno sguardo profetico, capace di smascherare non solo gli errori clamorosi, ma anche gli inganni più sottili. La finta pace, la falsa inclusività, la seduzione dei “nuovi linguaggi” sono armi raffinatissime. E se non vegliamo, anche i più avveduti rischiano di restare abbagliati.

Con stima, affetto e spirito fraterno, le porgo un saluto in Cristo,
nella certezza che la Verità vincerà sempre.

Dott. Samuel Colombo
Direttore di Rivelazione