“Quando è in gioco la guida di un popolo, Dio non permette che regni l’ambiguità”. Samuel Colombo interviene sulla questione dei segni divini

Quando Dio Parla con Segni Inequivocabili
La storia insegna che nei momenti delicati o cruciali, Dio ha sempre donato all’uomo segni chiari: non per soddisfare la curiosità, ma per proteggere, educare e impedire che si smarrisca.

di SAMUEL COLOMBO


Introduzione – Perché i segni sono necessari, ma non sufficienti

L’uomo è un essere complesso: pensa e sente, ragiona e interpreta, analizza e simbolizza.
Per questo, lungo tutta la storia, non si è mai accontentato di parole astratte: ha sempre cercato segni, conferme, punti fermi.
Il bisogno di segni non è superstizione, ma parte della natura umana: quando la posta in gioco è alta — la vita, la verità, la salvezza — l’uomo cerca di capire, di discernere, di non essere ingannato.

La Bibbia mostra che Dio non ha mai usato i segni come spettacolo o intrattenimento.
Il segno, quando è autentico, è sempre pedagogia divina: educa, orienta, conferma, corregge.

E tuttavia, la fede non può vivere soltanto di miracoli.
Quando l’uomo pretende continuamente un segno, rischia di trasformare il rapporto con Dio in un contratto condizionato:

Fammi vedere qualcosa e allora crederò.

No.

Il segno non è un ricatto umano: è una responsabilità divina.

Dio dà i segni quando servono davvero.
E proprio perché il segno è iniziativa di Dio, l’uomo non può né fabbricarlo né interpretarlo arbitrariamente quando non c’è.


2. Il rischio dell’assenza di segni: confusione e usurpazione

Se i segni venissero meno nei momenti cruciali della storia, la fede stessa sarebbe vulnerabile.
Chiunque potrebbe proclamarsi messaggero, profeta, guida spirituale.
E allo stesso modo, una persona realmente chiamata rischierebbe di smarrire la via, interpretando male la missione affidatagli.

Qui è fondamentale chiarire un punto:

Non è l’uomo che spinge Dio a manifestarsi: è Dio che sceglie come, quando e a chi dare un segno.

E perché questo è così importante?
Perché quando l’uomo non trova segni, spesso tende a “crearli”, a interpretarli secondo il proprio desiderio, a vedere miracoli dove c’è solo casualità o emotività.

Il vero segno non nasce dall’immaginazione né dalla necessità psicologica.
Il vero segno accade, si impone, illumina.
Non è una proiezione del cuore umano, ma un intervento di Dio che impedisce confusione e usurpazioni.

Per questo i segni non servono a convincere Dio di qualcosa:

servono a impedire che l’uomo si perda.


PARTE STORICO-BIBLICA – Come Dio ha parlato nella storia

3. Mosè: il segno personale e il segno pubblico

La pedagogia dei segni raggiunge una delle sue espressioni più chiare nella storia di Mosè.

Il primo segno è personale: il roveto ardente.
Dio parla al cuore di un uomo solo, lo chiama, lo forma.

Ma quando la missione diventa pubblica, anche i segni diventano pubblici:
– le piaghe d’Egitto,
– il passaggio del Mar Rosso,
– la colonna di fuoco,
– la manna nel deserto.

Segni senza equivoci, accessibili a tutti, impossibili da manipolare.
La chiamata nasce nel segreto, ma la conferma avviene davanti al popolo.

Il segno certifica la missione.


4. Davide: l’unzione e la conferma

Anche il percorso di Davide segue lo stesso schema.

Prima l’unzione di Samuele: un segno nascosto, profetico, personale.
Poi la battaglia e vittoria contro Golia: un segno pubblico, inequivocabile, che rivela a tutti ciò che Dio aveva già stabilito.

Nessuno può più negarlo.
La comunità riconosce.
La guida è chiara.


5. Gesù e Giovanni il Battista: il segno come verifica, non spettacolo

Giovanni manda a chiedere a Gesù:
Sei tu colui che deve venire?

È una domanda pesante, decisiva.
E Gesù risponde non con definizioni ma con fatti:

I ciechi vedono, i sordi odono, i morti risorgono.

Non è uno show.
È verifica teologica.

I segni autentici rivelano, non intrattengono.


PARTE ECCLESIALE – Quando i segni hanno guidato la Chiesa

6. L’elezione di Papa Fabiano (236): la colomba che parlò a tutti

Eusebio di Cesarea, nella Storia Ecclesiastica, racconta un episodio tanto sorprendente quanto documentato.

Durante l’assemblea per eleggere il nuovo vescovo di Roma, una colomba scese e si posò sulla testa di un semplice laico, Fabiano.

Non era candidato.
Non era sacerdote.
Era lì come gli altri.

Il segno fu talmente limpido che l’intera assemblea interpretò all’unisono l’accaduto come intervento dello Spirito Santo.
Fabiano fu eletto all’istante.

Non un segno privato.
Non una visione soggettiva.
Un segno pubblico, riconoscibile, in grado di impedire ogni usurpazione o manipolazione.


7. Fatima 1917: il miracolo del sole come segno collettivo

Il 13 ottobre 1917, nella Cova da Iria, decine di migliaia di persone — credenti e non — assistettero allo stesso fenomeno:
il sole sembrò ruotare, cambiare colore, precipitare verso la terra.

Un evento riportato dalla stampa, perfino da giornali anticlericali.
Non una visione privata.
Non un’estasi individuale.
Un segno pubblico, collettivo, documentato.

Un intervento che taglia corto ogni ambiguità:
quando Dio vuole parlare a tutti, lo fa in modo che tutti possano vedere.


8. Discernere oggi: più importante che mai

Viviamo in un tempo in cui molti parlano “a nome di Dio”.
Influencer religiosi, sedicenti profeti, veggenti improvvisati, figure che confondono l’ispirazione con l’ambizione personale.

Ecco perché oggi più che mai serve ricordare la legge antica, semplice e invalicabile:

I segni autentici vengono da Dio, non dall’uomo.
I segni autentici uniscono, non dividono.
I segni autentici chiariscono, non confondono.

Quando Dio guida, lo fa con chiarezza.
Quando Dio chiama, conferma.
Quando la missione è vera, è accompagnata da segni che non possono essere manipolati da nessuno.


Conclusione

La fede non vive di miracoli, ma i miracoli — quelli veri — proteggono la fede.

Mosè, Davide, Gesù, Pietro, Fabiano, Fatima:
tutte queste storie mostrano un’unica verità teologica e antropologica:

Quando è in gioco la guida di un popolo, Dio non permette che regni l’ambiguità.

Il segno autentico non è spettacolo: è responsabilità.
È protezione.
È chiarezza.

E oggi, come ieri, l’uomo non ha bisogno di illusioni:
ha bisogno di verità.
E la verità, quando conta davvero, Dio la sigilla sempre con un segno.