Iran e Ucraina non sono le nostre guerre

di SAMUEL COLOMBO

La guerra, in generale, è sempre una scelta sbagliata.

La storia ci insegna che quando la diplomazia fallisce e si sceglie la forza, il risultato raramente è la pace. Spesso è solo distruzione, destabilizzazione e nuove tensioni che durano decenni.

L’Italia deve ricordarsi una cosa molto semplice: non tutte le guerre del mondo sono le nostre guerre.

Negli ultimi anni siamo stati trascinati dentro conflitti che non riguardavano direttamente i nostri interessi nazionali. E ogni volta ci è stato detto che era necessario, che era giusto, che era una battaglia per la democrazia o per la sicurezza globale.

Ma guardiamo ai risultati.

Pensiamo alla Libia.
Un intervento militare presentato come necessario che ha portato, in realtà, alla distruzione di uno Stato e alla destabilizzazione dell’intero Nord Africa, con conseguenze che ancora oggi paghiamo in termini di caos geopolitico, traffici illegali e crisi migratorie.

Pensiamo all’Iraq, dove una guerra fu giustificata con la menzogna delle armi di distruzione di massa.

La storia recente dimostra che le guerre “per esportare la democrazia” spesso hanno prodotto esattamente l’opposto.

Oggi rischiamo di ripetere lo stesso errore.

La guerra in Ucraina nasce da una lunga escalation geopolitica tra Russia e NATO.

Negli anni si è assistito a una progressiva espansione militare dell’Alleanza Atlantica verso est, fino ai confini russi, nonostante in passato fossero stati presi impegni diversi.

Nel 2014 l’Ucraina entra in una fase di crisi profonda, con il colpo di Stato e l’inizio della guerra nel Donbass, che ha causato migliaia di morti molto prima dell’intervento russo del 2022.

Questo non significa giustificare la guerra.
Significa riconoscere che la realtà è più complessa della narrazione semplificata che spesso viene raccontata.

Ma soprattutto significa ricordare una cosa: quella era una crisi regionale tra Russia e Ucraina con un evidente coinvolgimento degli Stati Uniti.

Non una guerra dell’Italia.

Eppure siamo entrati nel conflitto politicamente, economicamente e militarmente, con sanzioni e aiuti che hanno avuto conseguenze anche pesanti per la nostra economia.

Ora il mondo rischia di aprire un nuovo fronte, ancora più pericoloso: quello con l’Iran.

Qui la questione è ancora più chiara.

Il confronto tra Israele e Iran riguarda equilibri e tensioni del Medio Oriente.

Non è una guerra che nasce da un’aggressione diretta contro l’Europa o contro l’Italia. E non vi è alcuna minaccia reale.

Il rischio è che l’Europa venga trascinata in un conflitto più ampio per dinamiche che non riguardano la nostra sicurezza diretta.

E questo è estremamente pericoloso.

Ogni escalation militare in Medio Oriente porta con sé il rischio di un conflitto regionale o addirittura globale. Coinvolgere nuove potenze, destabilizzare ulteriormente il mondo e avvicinarci a uno scenario che nessuno dovrebbe desiderare.

L’Italia dovrebbe avere una posizione chiara.

Difendere i propri interessi.
Difendere la pace.
Difendere la diplomazia.

Non calare le braghe ogni volta dinanzi agli sceriffi del mondo. E non entrare automaticamente in ogni guerra decisa da altri.

La vera forza di uno Stato non sta nel partecipare a ogni conflitto, ma nel saper evitare quelli che non lo riguardano.

Per questo lo ripeto con chiarezza:
Iran e Ucraina non sono le nostre guerre.